venerdì 9 ottobre 2026

Silvia Clo Di Gregorio e Samuele Galli - Un Fantastico Altrove


 Foto © Costanza Musto 2025
Testo, video e foto © Elisa Pozzoli 2026


Si sono conosciuti da piccoli, nel 2000, nella stessa via a Verbania, poi lei è andata a Roma a studiare cinema e lui è rimasto nella provincia del VCO.  Poi, cinque anni fa il destino li ha fatti  rincontrare. Lei è Silvia Clo Di Gregorio, regista, sceneggiatrice e artista visiva non binaria. Lui è Samuele Galli,  attore trans. Oggi vivono insieme a Toronto, in Canada ma il legame con il territorio del Vco resta forte. Nell’ambito del Vco Pride 2026 si è tenuta la presentazione di “Un Fantastico Altrove”, fotolibro analogico nato da oltre vent’anni di fotografie, archivi personali e memorie condivise di Silvia Clo e Samuele. La presentazione è avvenuta presso “Il Bistratto" di Omegna, con Vladimir Luxuria, madrina del Pride, in dialogo con la coppia. Cresciuti come vicini di casa e amici a Verbania e ritrovatisi anni dopo, Silvia Clo e Samuele hanno costruito insieme un altrove. 





Direttrice artistica del Vco Pride e copresidentessa di Arcigay Nuovi Colori, Silvia Clo racconta: «Questo libro analogico racchiude vent'anni di relazione di un amore queer, da quando eravamo bambini, io e Samuele Galli, fino alla nostra età adulta. È un archivio personale ma in realtà la storia è universale perché parla dello spazio che si crea quando due persone si incontrano e non per forza si innamorano, ma c’è una chimica e si crea un fantastico altrove, uno spazio che può essere fisico o immaginario, in cui vi è fiducia e condivisione». Samuele Galli, prosegue: «Sono un uomo trans, ero un ragazzino con un altro nome (anagraficamente) quando io e Silvia ci siamo conosciuti e nessuno dei due immaginava che ci saremmo ritrovati trent'anni dopo in Canada».  L'amore per la fotografia analogica nasce in  Silvia Clo negli anni dell'adolescenza. Consegue una  Laurea in Arti e Scienze dello Spettacolo all'Università La Sapienza e diventa nota per aver scritto e co-ideato "Love Club" (2023) su Prime Video Italia: la prima serie TV italiana scritta e interpretata da membri della comunità LGBTQIA+ e prodotta da Tempesta Film. La serie è stata finalista ai Diversity Awards 2024. Silvia Clo ha inoltre diretto più di 20 videoclip musicali tra cui "Irene" e "Verdura" dei Pinguini Tattici Nucleari.

foto © Elisa Pozzoli 2026

 Il suo cortometraggio "Pollo all'Ananas '98", una commedia grottesca sugli stereotipi interrazziali, ha girato festival internazionali (Toronto, New York, Milwaukee, Buenos Aires). Samuele si è formato come attore presso il  Centro Sperimentale di Cinematografia di Milano  - CSC LAB ACTING. Ha interpretato diversi film tra cui  "Ferrari" (2022), "Race for Glory - Audi vs Lancia "(2024) con Riccardo Scamarcio e "Driftwood" (2026) presentato al Toronto Film Festival. 
foto ©  Carol Lerede 2026



lunedì 31 agosto 2026

Valerio Mastandrea (Armony) - Locarno 79


Foto e intervista: © Christian Righinetti 2026

Negli scorsi giorni, a margine del Film Festival di Locarno abbiamo potuto incrociare Valerio Mastrandrea per fargli qualche domanda

HM: Valerio, cosa ha significato per te presentare Armony al Locarno Film Festival?

VM: Presentare un film a Locarno è sempre una grande emozione, soprattutto in Piazza Grande, davanti a un pubblico così numeroso e attento. È un luogo in cui il cinema viene vissuto come un’esperienza collettiva. Per chi ha lavorato al film è anche un’occasione preziosa per capire immediatamente se la storia riesce davvero a raggiungere le persone.

HM: In Armony interpreti un uomo abituato alla solitudine. Come descriveresti il tuo personaggio?

VM: Armony è un uomo di cinquantacinque anni, un ex camionista che ha scelto di vivere ai margini e di mantenere una certa distanza dagli altri. La sua quotidianità cambia completamente quando si ritrova a occuparsi della nipote Carlotta. Questo incontro lo costringe a uscire dal proprio isolamento e a confrontarsi con emozioni e responsabilità che aveva sempre cercato di evitare.



HM: Qual è, secondo te, il tema centrale del film?

VM: Il film parla soprattutto di famiglia, ma non necessariamente di quella tradizionale. Racconta come persone sole e molto diverse tra loro possano incontrarsi, sostenersi e costruire nuovi legami. È una storia sull’accoglienza, sulla responsabilità e sulla possibilità di cambiare quando qualcuno entra improvvisamente nella nostra vita.

HM: Come ti sei preparato per interpretare un personaggio così riservato e poco incline a esprimere i propri sentimenti?

VM: Ho cercato innanzitutto di non giudicarlo e di comprenderne i silenzi. Armony non è una persona che riesce a spiegare facilmente quello che prova: comunica soprattutto attraverso piccoli gesti, esitazioni e sguardi. Per interpretarlo è stato importante lavorare sulla sottrazione, evitando di rendere esplicito tutto ciò che il personaggio porta dentro di sé.

HM: Com’è stato lavorare con il regista Dario Albertini?

VM: Dario possiede uno sguardo molto umano e rispettoso nei confronti dei suoi personaggi. Racconta persone che spesso rimangono ai margini della società senza trasformarle in caricature e senza giudicarle. Sul set abbiamo cercato di mantenere questa delicatezza, lasciando spazio anche alla spontaneità e alle relazioni che si creavano tra gli attori.


HM: Che cosa ti piacerebbe rimanesse al pubblico dopo la visione di Armony?

VM: Mi piacerebbe che il pubblico uscisse dalla sala con una maggiore attenzione verso le persone che incontra. Spesso giudichiamo una persona o una famiglia in base alle apparenze, mentre i legami più autentici possono nascere nelle forme più inattese. Il film ci ricorda che prendersi cura di qualcuno può cambiare profondamente anche noi stessi.

HM: Ti faccio una domanda su un grande film che hai girato qualche anno fa, più esattamente 20 anni fa, "Palermo Milano – Solo andata" eri un giovane attore agli inizi della carriera. Che ricordo conservi di quel film e quanto pensi sia cambiato il tuo modo di recitare da allora?


VM: Conservo un ricordo molto affettuoso di quell’esperienza, perché ero giovane e stavo ancora cercando di capire quale potesse essere il mio posto nel cinema. Interpretavo Tarcisio Proietti, un agente di scorta, e lavorare accanto ad attori già affermati rappresentò per me una vera scuola. All’epoca recitavo soprattutto seguendo l’istinto; oggi possiedo maggiore esperienza e consapevolezza, ma cerco sempre di conservare la curiosità e la spontaneità di quel giovane Valerio.

HM: E da ultimo, cosa ne pensi del tuo ritorno Film Festival di Locarno?

VM: Credo che festival come Locarno abbiano un ruolo fondamentale, perché possono accompagnare e tutelare il percorso dei film più piccoli e coraggiosi. Non si tratta di protezionismo, ma di offrire spazio a un cinema italiano diverso, che spesso fatica ad arrivare al pubblico. Un festival dovrebbe aiutare questi film a essere visti, conosciuti e sostenuti anche dopo la loro presentazione. 


venerdì 21 agosto 2026

"Il Cileno" di Sergio Castro San Martín - Locarno 79

Foto e testo: © Michele Gavazza 2026

 

Presentato in anteprima mondiale al 79° Locarno Film Festival nella prestigiosa cornice di Piazza Grande, "Il Cileno", diretto da Sergio Castro-San Martín, è un’opera intensa che unisce il dramma intimo della memoria al ritratto storico dei conflitti politici degli anni Settanta. Frutto di una coproduzione tra Italia, Cile e Svizzera, il film racconta l'esilio e il trauma collettivo attraverso una prospettiva personale ed evocativa.



La trama, liberamente ispirata alla vicenda reale di Aldo Marín, segue un giovane militante socialista ed esperto in esplosivi che, nel 1976, scappa dal regime di Pinochet dopo le proteste dei minatori in Cile. Rifugiatosi a Torino durante gli anni di Piombo, Aldo (interpretato da Camilo Arancibia) cerca di integrarsi e ricostruire la propria vita, schiacciato dal peso dello sradicamento e dai fantasmi della patria. La sua routine quotidiana cambia drasticamente quando incontra Luciana (Sara Serraiocco), una dottoressa legata agli ambienti anarchici che pratica aborti clandestini. Luciana gli prospetta la possibilità di ricongiungersi con la propria famiglia in cambio del suo talento nell'arte di fabbricare bombe, riaprendo così una ferita profonda tra la ricerca della pace e il richiamo della lotta ideologica.




Tra i principali elementi di forza dell'opera spiccano la regia e la scrittura, curate dallo stesso Castro-San Martín insieme a Simona Nobile. Il regista adotta uno stile essenziale e rigoroso, con una macchina da presa che resta costantemente vicina ai volti e ai silenzi dei protagonisti. La prova recitativa di Camilo Arancibia offre un'interpretazione trattenuta e sofferta, supportata da un solido cast che include Sara Serraiocco, Gaetano Bruno e Lorenzo Richelmy. Anche il comparto tecnico gioca un ruolo cruciale: le musiche di Zeno Gabaglio e la fotografia d'atmosfera riflettono efficacemente il senso di isolamento, mentre la cura sonora restituisce la tensione costante vissuta dall'esule.





Sul fronte delle criticità, la narrazione adotta un ritmo deliberatamente denso e sospeso che può mettere alla prova chi cerca una struttura drammatica più convenzionale. Inoltre, alcune dinamiche dei personaggi secondari rimangono accennate sullo sfondo per dare priorità all'esplorazione psicologica del protagonista. In conclusione, "Il Cileno" si rivela un lavoro maturo sul tema della memoria storica, dell'identità e dell'impossibilità di recidere del tutto il legame con la propria terra. Un'opera toccante che si inserisce perfettamente nella tradizione di Locarno nel far emergere narrazioni capaci di interrogarci sul presente.

sabato 15 agosto 2026

Peter Brunner - Locarno 79



Interview, video and photos © Elisa Pozzoli 2026


 Spotlight on “Down the Arm of God” at the 79th Locarno Film Festival. This is a powerful feature film exploring homelessness in Texas. The Austrian director Peter Brunner and  Caleb Landry Jones spent years with homeless people in order to understand their struggles: the voices of the homeless form the heart of this film. A young pastor – played with incredible transparency by Caleb Landry Jones – goes through a harsh winter in a small Texas town, where his mission to help the homeless is faced with resistance by his congregation, exposing deep-seated prejudices. It’s a moving and powerful drama, inspired by real stories, at a time when homeless people are increasing around the world and Brunner’s film asks for solidarity and empathy for them. The film could not be more timely, because the effects of climate change really threaten thousands of homeless. The project has reunited the celebrity Caleb Landry Jones with Brunner (after “To the Night) and the producer Luc Besson (who directed him in “Dracula. A Love Tale” and “Dogman”).  I have met Caleb and Peter together with part of the cast: India Marie Cross, John P.W. Jones, Kip Lee Billups, Christopher Israel and Bart Guthrie. Peter Brunner tells Hastagch that: «what inspired me the most was when Caleb and I met the homeless people after we wrote the script». 



Caleb Landry Jones about the collaboration with Brunner: «We developed a real friendship, a real trust and respect for each other and for what we do». Christopher Israel assures that «this trust is contagious».


Caleb Landry Jones and Peter Brunner

About the homeless people that took part in the film, India Marie Cross adds: «As an actress I was very enlightened by their performance, even if they weren’t professional actors»; according to her, this film is «a humanitarian project».


India Marie Cross

«It’s real life, real experiences» are the words of John P.W. Jones, while Burt Guthrie adds:  «We had to bear many difficulties, however Peter managed to keep everyone at ease». 

John P.W.Jones and Christopher Israel


According to Kip Lee Billups «the whole team was wonderful to work with». 


mercoledì 12 agosto 2026

Felix Randau - Locarno 79


 Foto und Video © Michele Gavazza 2026

Interview und Texte © Beatrice Gavazza 2026


Am 7. August 2026 feierte Ich ist ein anderer von Felix Randau seine Premiere auf der Piazza Grande in Locarno – jener grossen Freiluftbühne, die zu den bekanntesten Spielorten des Festivals zählt. Für Randau, der Regie führte und gemeinsam das Drehbuch schrieb, war es nicht der erste Auftritt am Festival: Bereits 2017 war er mit Der Mann aus dem Eis (Iceman) in Locarno zu Gast.

Am Tag nach der Premiere trafen wir den Regisseur zum Gespräch – über seine Erfahrungen mit dem Festival und über den Film selbst. Wer Felix Randau begegnet, trifft auf einen sympathischen und zugänglichen Regisseur: offen, nachdenklich und ganz bei der Sache. Man merkt ihm die Begeisterung für sein Handwerk in jedem Satz an. Randau erzählte mit spürbarer Freude von der Arbeit am Film. Die Zusammenarbeit mit dem Schauspielensemble habe er als herausragend erlebt – und überhaupt sei der Dreh erstaunlich zügig und unkompliziert verlaufen. 





Ich ist ein anderer verhandelt die reale, bis heute umstrittene Figur Felix Kerstens (gespielt von Claes Bang), Masseur und Vertrauter des SS-Chefs Heinrich Himmler (Martin Müller), der nach dem Krieg für sich beanspruchte, zahlreiche jüdische Häftlinge vor dem Tod bewahrt zu haben – eine Behauptung, die die Geschichtsschreibung nie eindeutig geklärt hat. Ihm gegenüber steht Hedda Wohmann, eine Journalistin aus der Fantasie des Regisseurs, gespielt von Valerie Pachner, die Kersten in einer einzigen Nacht 1952 in einem Nachtzug nach Oslo zur Rede stellt. Im Zentrum des Films steht so die Spannung zwischen den beiden: ein psychologisches Katz-und-Maus-Spiel zwischen einem Mann, der seine eigene Geschichte längst zur Legende geformt hat, und einer Frau, die genau diese Legende zum Einsturz bringen will. Mit der Figur Heddas identifiziert sich Randau nach eigener Aussage besonders. Für die Geschichte hat er sich intensiv mit dem historischen Stoff auseinandergesetzt, bevor er sich an die Ausarbeitung des Drehbuchs machte.

Besonders am Herzen liegen ihm die Fragen, die der Film seinem Publikum stellt: Was ist Wahrheit, und lässt sich das Böse wirklich sauber vom Guten trennen? Randau zeigte sich sichtlich zufrieden darüber, dass sein Film diese Ambivalenz nicht auflöst, sondern aushält – und damit zum Nachdenken einlädt, statt einfache Antworten zu liefern.

sabato 14 marzo 2026

Jackie Chan beim Locarno Film Festival mit dem „Pardo alla carriera“ - Locarno 78

Foto von © Michele Gavazza 2025
Text und Video von © Beatrice Gavazza 2025


 Am 9. August 2025 wurde beim Locarno Film Festival eine echte Legende des Actionkinos geehrt: Jackie Chan erhielt den Preis Pardo alla carriera für sein Lebenswerk. Chan, geboren 1954 in Hongkong, gehört seit Jahrzehnten zu den bekanntesten Stars des internationalen Films. Schon als Kind stand er vor der Kamera, doch der große Durchbruch kam Ende der 1970er-Jahre mit Martial-Arts-Filmen, die Action und Humor auf eine völlig neue Weise kombinierten. Besonders beeindruckend ist, dass er viele seiner gefährlichen Stunts selbst ausführt. Später wurde er auch in Hollywood zum Star, etwa mit der erfolgreichen Filmreihe Rush Hour. Für viele Fans ist er bis heute eine Ikone des Action- und Komödienkinos.


Schon seine Ankunft auf dem roten Teppich war ein kleines Highlight. Jackie Chan erschien gut gelaunt und begrüßte die Fans mit seinem typischen Lächeln. Besonders süß: Er hatte zwei kleine Panda-Plüschtiere dabei, die sofort für Aufmerksamkeit sorgten. Während Fotografen ihre Kameras zückten und Fans ihm zujubelten, posierte er entspannt für Fotos und scherzte mit dem Publikum. Die Pandas machten den Moment noch sympathischer – irgendwie passte dieser verspielte Auftritt perfekt zu seiner offenen und humorvollen Persönlichkeit.


Am Abend wurde es dann feierlich auf der großen Bühne der Piazza Grande. Dort nahm Jackie Chan schließlich den „Pardo alla carriera“ entgegen. In seiner Dankesrede zeigte er sich sichtlich gerührt und bedankte sich herzlich beim Festival, seinem Team und natürlich bei den Fans, die ihn über all die Jahre unterstützt haben. Gleichzeitig blieb er ganz er selbst: warmherzig, bescheiden und mit einem kleinen Augenzwinkern. Es war einer dieser Momente, in denen man spürt, wie sehr das Publikum einen Künstler schätzt – und wie verdient diese Auszeichnung für eine so außergewöhnliche Karriere ist.




giovedì 27 novembre 2025

Maurizio Nichetti - Castellinaria 2025


 Foto: © Roberto Pellegrini 2025. Video e Intervista: © Christian Righinetti 2025.
 Testo: © Michele Gavazza 2025


Maurizio Nichetti ha ricevuto il prestigioso Castello d’Onore a Bellinzona durante la 38ª edizione di Castellinaria – Festival del cinema giovane, svoltasi dal 15 al 22 novembre 2025.

Il regista, attore e sceneggiatore milanese Maurizio Nichetti è stato celebrato come ospite d’onore del festival, ricevendo il Castello d’Onore per la sua lunga carriera e il contributo originale al cinema italiano. La cerimonia si è svolta sabato 22 novembre al Mercato Coperto di Giubiasco, cuore della manifestazione.




La 38ª edizione del festival ha portato a Bellinzona e Giubiasco oltre 70 film tra lungometraggi e cortometraggi, con 58 proiezioni e numerose anteprime svizzere e internazionali. Accanto alle sezioni tradizionali, è stata introdotta la nuova rassegna Castellindoc, dedicata ai documentari.

Il Castello d’Oro rappresenta uno dei riconoscimenti più significativi di Castellinaria, attribuito a figure che hanno saputo innovare e lasciare un segno nel panorama cinematografico. Con la sua filmografia ironica e surreale, Nichetti ha saputo raccontare la società italiana con uno sguardo unico, mescolando comicità e riflessione.

La consegna del premio a Nichetti ha sottolineato lo spirito di Castellinaria: un festival che unisce giovani, professionisti e pubblico in un dialogo culturale aperto e inclusivo. 




martedì 25 novembre 2025

Ivano De Matteo e Valentina Ferlan - Castellinaria 2025



Foto, video e intervista © Michele Gavazza 2025


 Il film Una figlia di Ivano De Matteo, scritto insieme a Valentina Ferlan, è stato presentato in prima svizzera al Festival Castellinaria 2025 di Bellinzona.

Una figlia racconta la storia di Pietro (Stefano Accorsi) e della giovane Sofia (Ginevra Francesconi), padre e figlia uniti da un legame profondo ma segnato dalla perdita della madre e da tensioni che mettono alla prova la loro capacità di crescere insieme.

Il film è tratto dal romanzo Qualunque cosa accada di Ciro Noja, adattato da De Matteo e Ferlan con grande sensibilità.


La narrazione esplora
temi universali come il dolore, la responsabilità genitoriale, la colpa e la possibilità del perdono.

Al Festival del cinema giovane Castellinaria di Bellinzona, il film è stato presentato il 21 novembre 2025 in prima svizzera.

La rassegna ha sottolineato come l’opera si inserisca nel solco del cinema sociale e familiare di De Matteo, capace di affrontare con crudezza e rigore la fragilità dei rapporti e la durezza delle istituzioni.

 Valentina Ferlan, ha contribuito a dare al film una struttura narrativa incisiva, capace di alternare momenti di intimità familiare a tensioni drammatiche.

La sceneggiatura mette in luce il conflitto tra amore paterno e libertà individuale, trasformando la vicenda in un racconto universale che interroga ogni spettatore.






domenica 23 novembre 2025

Giuseppe Piccioni - Castellinaria 2025

 


Foto © Roberto Pellegrini 2025

Testo e intervista: © Michele Gavazza 2025

Con Zvanì - Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli, Giuseppe Piccioni sceglie di raccontare non tanto il poeta celebrato nei manuali scolastici, quanto l’uomo fragile e inquieto che si cela dietro i versi. Il titolo stesso, “Zvanì”, richiama l’appellativo dialettale con cui Pascoli era conosciuto in famiglia, sottolineando la dimensione domestica e affettiva che permea l’intera opera.

Il film si concentra sulla giovinezza di Pascoli, segnata da lutti, precarietà e un forte legame con le sorelle Mariù e Ida. Attraverso una narrazione che intreccia silenzi, sguardi e atmosfere sospese, Piccioni restituisce la complessità di un uomo che trovava nella poesia un rifugio e una forma di resistenza interiore

Il protagonista è Federico Cesari, che interpreta Giovanni Pascoli con sensibilità e misura, mentre Benedetta Porcaroli veste i panni di Mariù, la sorella che rimase accanto al poeta per tutta la vita. Accanto a loro, Liliana Bottone (Ida Pascoli) e Fausto Paravidino nel ruolo di Gabriele D’Annunzio, figura che incrocia il destino del poeta.

La sceneggiatura porta la firma di Sandro Petraglia, con la collaborazione di Lorenzo Bagnatori ed Eleonora Bordi, mentre la produzione è sostenuta da MeMo Films e Rai Fiction, con il contributo dell’Emilia-Romagna Film Commission.




Il film ha debuttato alla Mostra del Cinema di Venezia 2025, nelle Giornate degli Autori, prima di approdare a Bellinzona per l’edizione di Castellinaria – Festival internazionale del cinema giovane. La scelta di presentarlo in un contesto dedicato ai giovani appare significativa: Pascoli stesso, con la sua poetica del “fanciullino”, incarna un’idea di purezza e di sguardo infantile sul mondo.

Piccioni evita l’agiografia e la biografia scolastica, preferendo un cinema di relazione che mette al centro i rapporti familiari, le inquietudini e la ricerca di senso. La fotografia di Michele D’Attanasio e le musiche di Michele Braga contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa, dove la memoria e l’intimità diventano protagoniste 

Zvanì non è solo un film biografico, ma un viaggio emotivo dentro la fragilità e la forza di Giovanni Pascoli. Presentato a Castellinaria 2025, conferma la capacità di Giuseppe Piccioni di trasformare la vita di un poeta in un racconto universale, capace di parlare di famiglia, perdita e resilienza.




mercoledì 27 agosto 2025

Interview with Floriane Andersen - Locarno 78

 

Interview  © Michele Gavazza 2025 , images courtesy of Floriane Andersen


French producer and actor Floriane Andersen is set to make a notable appearance at the 78th Locarno Film Festival, supporting the international premiere of I Live Here Now, the latest feature from director Julie Pacino—daughter of Academy Award-winning actor Al Pacino. Andersen, who co-produced the film alongside Los Angeles-based Artak Pictures, will be present at Locarno to champion the project’s European debut. Her involvement marks a significant moment in her career, bridging her creative roots in France with a growing presence in the American independent film scene.




I Live Here Now is a haunting, visually rich exploration of identity and transformation, and has already begun to generate buzz for its bold storytelling and atmospheric direction. With Locarno’s reputation for celebrating auteur-driven cinema, the film’s inclusion in the lineup is a testament to its artistic ambition—and to Andersen’s discerning eye as a producer. Following Locarno, Andersen will continue her festival circuit journey with appearances at the Edinburgh International Film Festival, as well as Deauville and L’Étrange Festival in France. Her presence at these events underscores her commitment to supporting emerging voices in cinema and fostering cross-cultural collaborations.




As Floriane Andersen steps further into the spotlight, we’re eager to delve deeper into her creative process, her experience working with Julie Pacino, and her vision for future projects. An interview with Andersen would offer a compelling look into the mind of a producer who’s helping shape the next wave of independent film.

HM: What drew you to co-produce I Live Here Now, and how did your collaboration with Artak Pictures and Julie Pacino come about?

FA: I was immediately drawn to I Live Here Now because of how deeply it resonated with me on a personal level. It’s a film about reclaiming your body, owning your past, and rediscovering your inner strength — themes that felt both universal and incredibly urgent. I had worked with Julie before and always admired her strong vision as a filmmaker, but also how collaborative and open she is in the creative process. At Artak Pictures, we’re very committed to supporting female voices and stories that push boundaries, so partnering on this project felt like a very natural fit.

HM: As both a producer and actor, how do you balance these roles creatively and professionally within a project like this one?

FA: It’s definitely a delicate balance, but one that I love. As an actor, my focus is on diving deeply into the inner life of the character, staying vulnerable, and living truthfully in the moment. As a producer, I have to take a step back and look at the bigger picture — making sure the director’s vision has the support it needs, and that everything comes together behind the scenes. What’s interesting is that the two roles actually feed each other: producing gives me a greater understanding of the full creative process, while acting keeps me grounded in why we’re telling the story in the first place.

HM: You’re attending several prestigious festivals including Locarno and Edinburgh. What are you most looking forward to sharing with audiences at these events?

FA: Festivals are such a special space because you get to see firsthand how audiences connect with the film. With I Live Here Now, I’m especially excited to share its intimacy and raw honesty — it’s not just a story, it’s an emotional journey. I’m looking forward to the conversations it sparks, particularly around identity, healing, and what it means to reclaim your voice as a woman. And of course, festivals are also about community, so I’m eager to connect with other filmmakers and audiences who are just as passionate about cinema.

HM: Can you tell us more about your upcoming plans, both as a producer and an actress, following the release of I Live Here Now?

FA: On the producing side, Artak Pictures is currently developing six features and a TV series, all of which continue our mission of spotlighting bold, diverse voices. On the acting side, I recently premiered Pas Vraiment Ordinaire at the Oscar-qualifying HollyShorts Film Festival, and I’m attached as the female lead in two upcoming features that I’m very excited about. For me, this moment feels like the perfect intersection — I’m able to grow as both a storyteller behind the camera and a performer in front of it.



mercoledì 20 agosto 2025

Cinema, Emozioni e Stelle sotto il cielo Ticinese - Locarno78

 

foto e articolo: © Christian Righinetti 2025


La 78ª edizione del Locarno Film Festival si è conclusa lasciando ancora una volta un segno profondo nel panorama internazionale. Dal 6 al 16 agosto, la città sul Lago Maggiore è diventata la casa del cinema d’autore, capace di intrecciare la scoperta di nuovi talenti con la celebrazione di icone mondiali. L’apertura con In the Land of Arto di Tamara Stepanyan, un viaggio intenso tra memoria e identità, ha dato subito il tono di un’edizione all’insegna della sensibilità e della ricerca artistica. La chiusura con Kiss of the Spider Woman di Bill Condon ha invece regalato un ultimo abbraccio di grande cinema al pubblico di Piazza Grande.

Il premio più ambito, il Pardo d’Oro, è andato al giapponese Two Seasons, Two Strangers di Sho Miyake, un film delicato e potente che ha conquistato la giuria per la sua capacità di raccontare l’intimità dei rapporti umani. «Non mi aspettavo una tale accoglienza», mi ha confidato Miyake con emozione subito dopo la premiazione. «Locarno ha una magia unica: ti senti parte di una comunità che vive e respira cinema in ogni angolo della città».

Tra le sorprese di questa edizione, anche White Snail di Elsa Kremser e Levin Peter, vincitore del Premio Speciale della Giuria. La loro opera, intensa e visionaria, ha saputo unire poesia visiva e dramma umano. «Per noi è stata una sfida enorme», hanno raccontato i due registi, «ma Locarno ci ha dimostrato che c’è un pubblico attento e pronto ad accogliere linguaggi diversi, anche coraggiosi».

Uno dei momenti più emozionanti del festival è stato l’omaggio a Lucy Liu, premiata con il Career Achievement Award. L’attrice americana ha presentato in Piazza Grande il film Rosemead, un dramma che l’ha vista impegnata in un ruolo intenso e personale. Sul palco ha ringraziato il pubblico con parole semplici ma sentite: «Essere qui a Locarno è un privilegio. Questa piazza, questa gente, la passione che si respira... tutto mi ricorda perché ho scelto il cinema: per condividere storie che toccano il cuore». Durante il nostro breve incontro, Lucy ha aggiunto sorridendo: «Non mi aspettavo una tale accoglienza in Svizzera, è un po’ come sentirsi a casa dall’altra parte del mondo».







Grande attesa anche per la presenza di Jackie Chan, accolto come una vera leggenda del cinema d’azione. In Piazza Grande, davanti a migliaia di spettatori, ha ricevuto una standing ovation che lo ha visibilmente commosso. «Ho girato film in ogni parte del mondo», mi ha confidato, «ma questa piazza, sotto le stelle, ha qualcosa di magico. Qui non contano solo i film, conta l’energia che arriva dal pubblico». Jackie ha poi scherzato sulla sua lunga carriera: «Non posso più saltare dai tetti come un tempo, ma vi prometto che continuerò a raccontare storie che facciano sorridere e emozionare».






Un altro momento memorabile è stato l’arrivo di Emma Thompson, che ha presentato una retrospettiva dedicata alle grandi protagoniste del cinema europeo. Con il suo inconfondibile humour britannico, ha conquistato il pubblico. «Locarno è un luogo che ti fa sentire libera», mi ha raccontato dopo la proiezione. «Qui si respira rispetto per il cinema e per chi lo fa. È raro trovare un festival che sappia unire calore umano e prestigio internazionale con tanta naturalezza». La sua presenza ha aggiunto profondità e raffinatezza a un’edizione già straordinaria.




Ma non solo cinema: quest’anno il festival ha regalato anche una sorpresa musicale di livello internazionale. Alla Rotonda, spazio di incontro e festa parallelo al programma ufficiale, il pubblico ha potuto assistere per la prima volta a Locarno al concerto della Premiata Forneria Marconi (PFM). Una performance che ha fatto vibrare il cuore della città, unendo generazioni diverse nel segno del rock progressivo italiano. L’energia della band ha trasformato la Rotonda in un palcoscenico di pura emozione, dimostrando come il festival sappia essere non solo cinema, ma anche cultura e musica a 360 gradi.




La cornice di Locarno, con la sua Piazza Grande trasformata in una sala a cielo aperto, ha confermato la magia unica di questo festival. Migliaia di spettatori si sono radunati ogni sera, dimostrando come la settima arte possa ancora essere un rito collettivo. Anche il regista americano Alexander Payne, premiato con il Pardo d’Onore alla carriera, ha voluto sottolineare questo aspetto: «Proiettare un film sotto le stelle, davanti a un pubblico così vasto, è una delle esperienze più autentiche che un cineasta possa vivere».

Accanto ai grandi nomi, non è mancato lo spazio per le nuove promesse. Le sezioni Cineasti del Presente e Pardi di Domani hanno presentato opere fresche, capaci di esplorare linguaggi originali. Il programma Locarno Residency ha inoltre selezionato tre giovani talenti, offrendo loro una preziosa mentorship che accompagnerà lo sviluppo delle loro future opere.


Questa edizione ha dimostrato che Locarno non è solo un festival, ma un crocevia di storie, incontri e passioni. Tra i vicoli e le piazze della città, tra un panino al volo, un caffè e una proiezione, registi e attori si sono mescolati al pubblico, confermando quella dimensione intima e al tempo stesso internazionale che rende Locarno unico.

E infine, un pensiero doveroso va a chi, con discrezione ma con instancabile dedizione, racconta il festival da dietro l’obiettivo: i fotografi del Red Carpet.

Sempre in corsa tra un arrivo e un saluto, sospesi tra il palco e realtà, sono loro a fissare nel tempo le emozioni di queste serate indimenticabili.


Grazie a questi fotografi, che non solo promuovono il Festival, ma anche la regione a costo zero, Locarno non vive solo nel ricordo di chi c’era, ma anche nelle immagini, raccontando il tempo che passa edizione dopo edizione.

Silvia Clo Di Gregorio e Samuele Galli - Un Fantastico Altrove

 Foto © Costanza Musto 2025 Testo, video e foto  © Elisa Pozzoli 2026 Si sono conosciuti da piccoli, nel 2000, nella stessa via a Verbania, ...