lunedì 22 febbraio 2021

Sara Lautizi - ANAM

 


intervista di Michele Gavazza

Una breve intervista a Sara Lautizi in arte ANAM. La talentuosa pittrice, con all’attivo numerose mostre personali, ha risposto alle domande di Hashtag Magazine.

HM- Come e quando è nata la tua passione per la pittura?
SL- Fin da bambina ho capito di avere il talento nel disegno, facendo delle riproduzioni che vivevo come un gioco e nello stesso tempo provavo piacere nel creare.
Quindi la mia passione non è nata in un momento preciso ma direi che mi ha sempre accompagnato la dote.
Per quanto riguarda la pittura ho iniziato a conoscere le varie tecniche all'istituto d'arte e lì ho appreso che tra le varie tecniche, soprattutto la pittura ad olio,era lo strumento che risuonava meglio col mio essere.

HM- In quale occasione hai pensato che potesse diventare un mestiere?
SL- Ho cominciato a pensare che avrebbe potuto essere il mio lavoro verso i 17 anni.
Più che mestiere avevo capito che questa "maledizione" del fare arte mi avrebbe accompagnato per tutta la vita.
Verso i 20 anni ho cominciato a vendere i miei primi pezzi e in quel momento avevo una visione dell'artista in costante fase maturativa, come se sapessi delle difficoltà che questo mondo si porta dietro nel vivere solo d'arte. Ora a 30 anni, ho compreso sia a livello razionale che emotivo che è possibile farlo di mestiere con tutte le difficoltà che ne conseguono.

HM- Da cosa trai ispirazione?
SL- L'ispirazione mi nasce dalle varie comprensioni o domande giornaliere portandole su tela. Il processo è molto difficile da spiegare a parole. E' come se in un momento della creazione ci fosse un blackout. All'inizio io artista compongo un'idea progettuale del quadro che voglio svolgere (per esempio: faccio delle bozze dove decido di mettere la figura principale al centro, pensando al colore più giusto da usare e strutturando gli altri elementi che dovrebbero comporre il quadro in modo equilibrato) e poi nel momento della creazione succede quello che io chiamo blackout, la mano che tiene il pennello va "da sola" e tutto quello che prima ho progettato viene stravolto da qualcosa di istintivo, e l'opera si compone da sola. Molto spesso mi stupisco di quello che ho dipinto, come se non fossi stata io a dipingerlo. La creazione per me è un rituale magico perchè a volte il messaggio arriva a me attraverso l'opera e non viceversa.

HM- Come lavora una pittrice nel 2021?
SL- Io personalmente posso dire che in quest'epoca tutto scorre molto velocemente, bisogna fare attenzione a tutto quello che esiste, soprattutto in rete, per poter dare quotazione al mio lavoro. Molto di quello che troviamo secondo me sporca il concetto di arte che ho io, soprattutto riguardo la pittura. L'arte che viene proposta porta spesso con sé l'obiettivo di stupire subito, istantaneamente, come un qualsiasi post sui social in cui tutto è sputato, visto e messo da parte in favore di qualcos'altro che possa sembrare più "originale". C'è poca osservazione, poca ricerca, poca anima. L'analisi di un'opera si sofferma poco sulla narrazione, sulla comunicazione dell'essere umano, con tutte le imperfezioni e peculiarità che ci animano.
Io dipingo ad olio, e già il processo è di per sé molto più lento rispetto ad altre tecniche. Non cerco di fare qualcosa che possa piacere alla massa, ma il mio scopo è essere più limpida possibile nel messaggio che voglio comunicare. Non partecipo a molti progetti che mi vengono proposti perché capisco che non sono veramente interessati a quello che faccio ma sarebbe solamente un'altra medaglia da mettere in bacheca, che ho per altro pagato io.





Nessun commento:

Posta un commento

Ryuichi Watanabe - New Old Camera

  Foto di Gianfranco Iannuzzo Intervista di Michele Gavazza Abbiamo avuto il piacere di intervistare Ryuichi Watanabe, fondatore e anima di ...