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sabato 20 marzo 2021

Naif Teatro - Le professioni dell'Arte


 

Oggi vi presentiamo una nuova idea di teatro come lo intendono i componenti di Naif Teatro, Piero Carosio, Francesca Mazzarello, Andrea Robbiano e Marta Mantero.


Naif Teatro è un collettivo artistico costituitosi nel 2020 dal desiderio di alcuni allievi della scuola del Teatro del Rimbombo di lavorare in maniera professionale sul territorio nazionale. Naif si propone di valorizzare territorio, tradizioni e temi fondamentali della contemporaneità, in un'ottica di continua contaminazione tra attori, registi, tecnici e tutte le figure che partecipano alla produzione dello Spettacolo.

Naif richiama ad un ritorno alle origini del Teatro, per liberarsi da pretesti e sovrastrutture e ritrovare l'ingenuità, il divertimento e la scoperta della scena. Naif è divenire maestri popolari della realtà, unendo i due sensi del termine arte, ovvero Mestiere ed Estro Creativo. Il teatro è per noi una scelta politica, nel senso più antico del termine (che attiene alla Polis, alla comunità). L’urgenza alla base di ogni nostra rappresentazione non ha a che fare con il desiderio di stare sul palco, ma con l’urgenza di condividere un messaggio chiaro, di porsi una domanda.


Nei limiti del possibile tutti partecipano, sempre, a tutte le creazioni, mettendo la propria
idea e il proprio cuore. Siamo stanchi dei compartimenti stagni e crediamo davvero che così possa nascere del bello. Abbiamo bisogno di confronto. Tra noi e ora anche con voi, con il pieno rispetto per tutte le opinioni, per tenerci vivi e soprattutto tenere vivo il Teatro.



venerdì 28 agosto 2020

Ascanio Celestini - Cantastorie


 

L'attore e commediografo romano Ascanio Celestini ha risposto alle domande di Hashtag Magazine,

esprimendo idee originali e raccontando aneddoti interessanti sulle sue origini come narratore di storie.

HM: Quando e come è nata la tua passione per raccontare storie?

AC: Ho cominciato all'Università, volevo studiare antropologia e raccoglievo storie. Ricordo un contadino che incontrai a Monte Sant'Angelo, in Puglia. Andai li perché facevo ricerca sul campo. Incontro un contadino, Fausto, per strada, vedo che ha costruito delle nacchere e dei fischiotti. Comincio a fargli domande lo registro, ma quando gli chiedo di cantarmi una canzone mi risponde: " Noi cantavamo quando lavoravamo nei campi. E nei campi io non ci lavoro più, non ci lavora più nessuno. Perché te la devo cantare?" Ed è giusto, sarebbe come fare una messa funebre senza il morto. Ma se poi la messa ha un valore teatrale, letterario, musicale... è un peccato che non si possa fare anche soltanto come spettacolo. Ecco, io ho cominciato a raccontare perché in teatro è un luogo nel quale si può far vivere quel materiale orale che nella vita ha bisogno di cornici più rigide.

HM: Cosa rende una storia interessante per essere raccontata?

AC: Gianni Rodari ci confessa che per scrivere i suoi racconti li provava raccontandoli ai ragazzi. Prendeva nota dei loro commenti, accettava tutte le loro repliche. E solo in un secondo momento si metteva a scriverli. Nelle storie c'è un mistero, non sappiamo cosa ci sia veramente di buono, cosa le faccia funzionare e cosa no. Dobbiamo verificarle sul campo.

HM: Hai presentato spettacoli in posti insoliti, quanto conta il luogo per "fare" teatro?

AC: Lo spettacolo è il centro di un discorso, è come un quadro che costruisci nella tua testa prima e sulla tela in un secondo momento. Ma poi attorno c'è la cornice, il muro sul quale l'appendi. Mi ricordo di un museo atipico di piazza d'Arti a L'Aquila. I quadri stavano all'aperto. Tutto era provvisorio perché le persone volevano tornare a vivere nel loro case vere, non in quelle che erano sorte dopo il terremoto. E anche la cultura volevano riportarla nel cuore della loro città. Allora la provvisorietà di quei quadri era perfettamente relazione con la provvisorietà del contesto.

HM: con chi ti piacerebbe lavorare? Registi o attori

AC: ho lavorato soprattutto con musicisti. Mi trovo a mio agio con chi improvvisa, non ho non ha schemi troppo rigidi. Quando mi sono trovato sul palco con Paolo Fresu è stata una sorpresa. Non avevamo fatto prove e tutto è funzionato seguendo l'istinto, mettendo a disposizione quello che sentivamo. Non saprei dire con chi mi piacerebbe lavorare in futuro, posso dirti che nei prossimi giorni sarò in prova con i musicisti della PMCE  Parco della Musica Contemporanea Ensemble diretta da Tonino Battista. Faremo Pierino e il lupo di Prokofiev e Pulcinella di Stravinskij, ma ci prenderemo la libertà di ri-raccontarlo e ri-suonarlo ci giocheremo come si fa con le carte: segui le regole con rigore, ma ogni partita è diversa.






venerdì 26 ottobre 2018

Andrea Robbiano - Teatrante




















Andrea Robbiano, si definisce teatrante, così ha fatto scrivere sulla carta di identità. Teatrante riassume bene i molteplici ruoli di Andrea, attore, commediografo e regista, tra gli animatori di un piccolo teatro di provincia che si distingue per la qualità degli spettacoli che vi si rappresentano: il "Piccolo Teatro Enzo Buarnè" di Castelnuovo Bormida (AL).
A margine di uno spettacolo, gli abbiamo fatto qualche domanda:

- Quando hai cominciato a pensare di poter vivere di teatro? Dopo aver cominciato effettivamente a viverci, due anni dopo essermi diplomato alla scuola di Grock pensavo che sarei andato a lavorare in fabbrica, l'idea era di portare comunque avanti la passione.

- Con quali attori o registi ti piacerebbe lavorare? Te ne dico due, uno morto e uno vivo. Il primo è Carmelo Bene, mostro sacro con cui si diceva fosse difficile lavorare. L'altro è Alessandro Bergonzoni genio della parola.

- Cosa vuol dire insegnare teatro?



Valerio Mastandrea (Armony) - Locarno 79

Foto e intervista: © Christian Righinetti 2026 Negli scorsi giorni, a margine del Film Festival di Locarno abbiamo potuto incrociare Valerio...